Sinergie di Rete e potenza di calcolo dell’INFN: così potremo comprendere le mutazioni dei tumori rari
Il progetto UNIC di Alleanza Contro il Cancro consentirà, grazie alla piattaforma centralizzata dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, una migliore caratterizzazione di tumori con prevalenza nettamente inferiore ai big killer, patologie rare che in Italia sono diagnosticate nell’ordine di poche centinaia o migliaia l’anno e che quindi, se analizzate singolarmente, non raggiungerebbero un potere statistico
Roma, 20 gennaio 2022 – Sinergie proprie di una Rete e potenza di calcolo, in questo caso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, consentiranno una migliore caratterizzazione di tumori con prevalenza nettamente inferiore ai big killer, patologie rare che in Italia sono diagnosticate nell’ordine di poche centinaia o migliaia l’anno e che quindi, se analizzate singolarmente, non raggiungerebbero un potere statistico adeguato. Di questo ambizioso e impegnativo progetto, chiamato UNIC, è incaricato il Working Group di Genomica e Informatica di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale fondata dal Ministero della Salute presieduta dal professor Ruggero De Maria. In UNIC sono ingaggiati 16 dei 28 IRCCS associati.
«La nostra attività – spiega il coordinatore del WG, Luca Mazzarella, basato allo IEO di Milano – ha promosso l’implementazione di metodologie di analisi molecolare avanzata nella pratica clinica, privilegiando tecnologie sostenibili e facilmente interoperabili in contesti clinici di ampio interesse, su patologie di elevata incidenza e mortalità. Così facendo abbiamo creato una infrastruttura nazionale di raccolta ed interpretazione dei dati strumentale. Ora, l’applicazione di tecnologie più avanzate di sequenziamento – dice ancora – ci consentirà di incrementare in modo significativo la comprensione di patologie estremamente rare e, perciò prive di sufficienti dati in letteratura per identificare alterazioni potenzialmente actionable». Cinque le neoplasie individuate sulla base dell’esperienza degli Istituti coinvolti, la disponibilità di dati e campioni e la capacità di creare sinergie: angiosarcomi mammari, colangiocarcinomi, tumori timici, neuroendocrini e a cellule di Merkel. Ora UNIC è al giro di boa: censite le casistiche eventualmente disponibili, create le sinergie e la generazione di una mole significativa di dati preliminari o avanzati per costruire una progettualità più ampia negli anni a venire e definite le patologie, è tempo di una ulteriore accelerata.
«Che – prosegue Mazzarella – si tradurrà prioritariamente nel potenziamento delle attività di analisi che richiederà un aumento delle risorse umane e di quelle computazionali. Le informazioni raccolte confluiranno nella piattaforma centralizzata dell’INFN, associato ad ACC e con il quale è in atto una proficua collaborazione che ci permetterà, nel caso di specie, l’identificazione e caratterizzazione molecolare di tumori ad alto interesse clinico-biologico. Una collaborazione necessaria – chiarisce – che ci sta consentendo di sviluppare specifiche piattaforme informatiche capaci di generare applicativi ottimali per gestire una particolare tipologia di dato mantenendo massima attenzione su privacy e protezione delle informazioni».
Numerosi i risultati attesi: «Definizione di linee guida per la chiamata delle varianti da campioni clinici in FFPE, con interpretazione combinata di varianti germinali e somatiche, classificazione genomica degli angiosarcomi mammari, comprensione dei meccanismi mutazionali alla base di tumori rari e, infine – conclude Mazzarella – definizione di profili trascrizionali di suddivisione dei tumori rari e loro rapporto con la risposta a trattamenti specifici come ad esempio l’immunoterapia per i Merkeliomi».
Per il Presidente di ACC, Ruggero De Maria, «i tumori rari hanno la necessità di essere studiati e trattati attraverso strutture di rete, in modo da condividere le esperienze e sperimentare nuovi protocolli clinici. ACC ha il vantaggio di poter offrire ai pazienti anche una serie di tecnologie di analisi molto sofisticate che possono favorire l’identificazione dei migliori percorsi diagnostici e terapeutici. Sono certo – ha concluso – che il progetto UNIC contribuirà in maniera significativa a progredire in questa direzione».
Rimuovere lo scudo zuccherino del tumore migliora l’efficacia delle CAR-T
Secondo una ricerca dell’IRCCS San Raffaele, cui ha contributo anche ACC, alla quale l’Istituto è associato, lo strato di zuccheri che circonda la superficie delle cellule tumorali gioca un ruolo fondamentale nel nasconderle e difenderle dal sistema immunitario | Un derivato del glucosio impedisce la formazione di questa barriera e potenzia l’efficacia della terapia con linfociti CAR-T
Le cellule tumorali aumentano la sintesi degli zuccheri, che una volta esposti in superficie creano uno scudo capace di ostacolare il lavoro del sistema immunitario. Secondo uno studio pubblicato oggi su Science Translational Medicine, la formazione dello scudo zuccherino potrebbe spiegare, almeno in parte, la ridotta efficacia nei tumori solidi delle terapie CAR-T, che faticano a riconoscere le cellule tumorali e ad attivare una risposta efficace. I ricercatori hanno anche descritto un modo per bloccare la formazione dello scudo, sfruttando una molecola già sperimentata nei pazienti per altre indicazioni, e hanno così ottenuto un aumento di efficacia della terapia CAR-T in diversi modelli animali. Questi risultati aprono la strada alle sperimentazioni cliniche dell’approccio in molteplici tumori solidi.
Lo studio è stato coordinato da Monica Casucci, responsabile dell’Unità Immunoterapie Innovative dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ed è stato condotto da Beatrice Greco durante il suo percorso di dottorato, da poco concluso presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.
La ricerca è stata possibile grazie a fondi ottenuti dal Ministero della Salute e coordinati da Alleanza Contro il Cancro, da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dal progetto europeo Horizon2020 EURE-CART.
Lo scudo zuccherino protegge il cancro dal sistema immunitario. Le cellule tumorali sono spesso caratterizzate da un’attivazione anomala e disfunzionale di meccanismi che si possono trovare – opportunamente regolati – anche nelle cellule sane. Tra questi c’è la cosiddetta glicosilazione, che consiste nell’aggiunta di catene di zuccheri alla struttura delle proteine. Queste catene influenzano la funzione delle proteine e la loro capacità di interazione con altre molecole.
La maggior parte dei tumori altera la regolazione del processo di glicosilazione a proprio vantaggio, modificando così la composizione dello strato zuccherino che ricopre le cellule cancerose. Le conseguenze di questa alterazione sono molteplici, ma finora pochissimo si sapeva dei suoi effetti sull’efficacia delle terapie CAR-T, specialmente nei tumori solidi.
“L’aspetto più rilevante della scoperta è che la glicosilazione delle cellule tumorali ostacola l’azione dei linfociti CAR-T attraverso diversi meccanismi attivi contemporaneamente” spiega Beatrice Greco, prima autrice dell’articolo. “Questa è anche un’ottima notizia: significa che ridurre la formazione di questa barriera, bloccando il processo di glicosilazione, può indebolire il tumore su più livelli.”
In particolare, i ricercatori del San Raffaele hanno descritto due funzioni chiave di questo scudo: se da un lato impedisce ai linfociti T di riconoscere correttamente il tumore – perché “nasconde” i recettori in base ai quali il tumore viene identificato come una minaccia – dall’altro promuove l’azione dei check-point immunitari, proteine di superficie del tumore stesso che frenano l’azione dei linfociti (gli stessi su cui agiscono le immunoterapie farmacologiche più diffuse, i cosiddetti inibitori dei check-point immunitari).
Bloccare il processo di glicosilazione aumenta l’efficacia delle terapie CAR-T. Per impedire al tumore di formare lo scudo protettivo, il gruppo coordinato da Monica Casucci ha pensato di ingannarlo nutrendolo con uno zucchero modificato chiamato 2DG. Si tratta di un derivato sintetico del glucosio che viene assorbito dalle cellule cancerose in quantità molto maggiori rispetto alle cellule sane, per via del loro metabolismo accelerato. Una volta accumulato nel tumore, il 2DG viene usato nei processi di glicosilazione ottenendo però un risultato molto diverso: le catene di zuccheri così prodotte sono molto più corte e lo scudo zuccherino ne risulta indebolito.
Per testare l’efficacia di questo approccio, i ricercatori hanno somministrato 2DG in aggiunta a una terapia CAR-T in animali di laboratorio con tumori solidi, tra cui carcinomi di pancreas, vescica e ovaio. Il risultato è stato un netto potenziamento dell’attività antitumorale delle CAR-T, che riescono meglio a controllare la malattia nel breve e lungo termine.
“Gli esperimenti condotti fin qui in laboratorio ci dicono che combinare lo zucchero sintetico 2DG alla somministrazione di CAR-T migliora l’efficacia antitumorale indipendentemente dalla specificità dei CAR-T e dal tipo di tumore. Ciò dimostra l’importanza della glicosilazione per le cellule tumorali e suggerisce le potenzialità terapeutiche di interferire con questo processo,” afferma Monica Casucci, che ha coordinato la ricerca. “Il fatto che 2DG sia già stato testato negli esseri umani mostrando un buon profilo di sicurezza promette di accelerare l’avvio delle prime sperimentazioni cliniche in abbinamento alle terapie CAR-T. Questo approccio potrebbe fare la differenza soprattutto nei tumori solidi, in cui i risultati di efficacia delle CAR-T sono stati finora insoddisfacenti.”
WG Anatomia Patologica e Biobanche | Fissazione dei tessuti: procedure standardizzate, siamo pronti per GerSom
Caterina Marchiò, coordinatrice del WG Anatomia Patologica e Biobanche, ci descrive il percorso che si è reso necessario per la standardizzazione dei processi di fissazione dei tessuti tra gli IRCCS aderenti ad ACC, un lavoro propedeutico all’avvio di GerSom, studio multicentrico che annovera 17 Irccs partecipanti e si pone come obiettivo quello di dimostrare la fattibilità di un percorso diagnostico congiunto, al momento della diagnosi di tumore, per la identificazione dei geni alterati nel tumore (a scopi prognostici e di definizione della risposta alla terapia) e dei CPGs nella linea germinale (a scopi di mappatura del rischio genetico di tumore).
Healthcare Analyst, avvisi per la selezione di tre figure nell’ambito del progetto Health Big Data
La Rete Cardiologica rende noto che è stato pubblicato un avviso per la selezione di due figure di Healthcare Analyst da assumere tramite contratto co.co.co, nell’ambito del progetto di Rete Cardiologica “Health Big Data”, finanziato attraverso la Legge di Bilancio n. 205 del 2016 (scadenza ore 12 del 31/01/2022). Consulta l’avviso qui.
Rete Cardiologica rende nota inoltre la selezione, sempre per una figura di Healthcare Analyst, da assumere presso l’IRCCS Humanitas tramite contratto co.co.co, nell’ambito del progetto Health Big Data”, finanziato con i fondi 2018 – 2028 previsti dalla legge 27 dicembre 2017, n. 232, articolo 1, comma 1072, lettera d) – Scadenza ore 12 del 3 febbraio 2022.
WG POLMONE | Diagnostica di precisione, balzo in avanti grazie al pannello progettato da ACC
A cura di ufficio stampa ACC – Vanesa Gregorc, segretario del WG Polmone di Alleanza Contro il Cancro – e vice Direttore Scientifico all’IRCCS di Candiolo, associato alla Rete – ci aggiorna sui risultati dello studio avviato tra il 2017 e il 2018 in materia di diagnostica di precisione su tumore in stadio avanzato. A oggi sono stati arruolati circa ottocento Pazienti, numero che incrementerà sino al migliaio nel 2022 . “Introducendo queste tecniche di ricerca – dice Gregorc – abbiamo, di fatto, accelerato la diagnostica tradizionale poiché quasi tutti gli IRCCS di ACC, grazie al pannello progettato dalla Rete, sono in grado di realizzare la diagnostica di precisione per il tumore polmonare; in precedenza erano solo tre o quattro”.
WG Oncoematologia | «Perdita di fertilità post-chemio a giovani donne affette da linfoma aggressivo, i nuovi farmaci potranno evitarlo»
A cura di ufficio stampa ACC – Il Working Group Oncoematologia di Alleanza Contro il Cancro, che ha il proprio coordinamento allo IEO ed al quale aderiscono venti dei ventotto IRCCS associati alla Rete ha due obiettivi principali: il primo è quello di omogeneizzare gli standard tecnologici tra Istituti per la promozione di studi innovativi; il secondo è legato a una progettualità più ampia, preclinica, sul profiling di alcune neoplasie ematologiche con prognosi particolarmente avversa. Ce ne parla il coordinatore del WG, Enrico Derenzini.
Webinar di ACC (10 gennaio 2022) sul futuro della ricerca clinica, iscriviti qui
Si svolgerà il 10 gennaio prossimo, dalle 15, il webinar gratuito organizzato dalla Rete dal titolo “La ricerca clinica in Italia, modelli di interazione tra Pubblico e Privato”.
A due anni dal lancio e dall’approvazione in AIFA – nonostante i rallentamenti causati dalla pandemia – il progetto FORZA di ACC, ideato per sviluppare un’efficiente infrastruttura accademica combinando le conoscenze e le capacità di tutti gli IRCCS coinvolti, comincia a produrre importanti risultati che saranno illustrati in un webinar gratuito organizzato dalla rete il 10 gennaio 2022 con inizio alle ore 15. Sarà anche la migliore occasione per iniziare a ragionare, con gli stakeholder direttamente interessati, su quali potranno essere, una volta completati gli avanzamenti legislativi e organizzativi in corso, i modelli di interazione tra Pubblico e Privato nell’ambito della ricerca clinica in Italia.
Considerato l’alto numero di iscritti, ACC trasmetterà i lavori anche sulla sua piattaforma YouTube. Clicca qui.
Terapie Car-T in Italia, De Maria: «Attrezzarsi rapidamente e creare condizioni di accesso più semplici per i pazienti»
Roma, 30 novembre 2021 – Intervenendo al Forum nazionale sulle CAR-T organizzato oggi da European House Ambrosetti, il professor Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza Contro il Cancro – la Rete oncologica del Ministero della Salute che sta coordinando il primo progetto nazionale di ricerca sulle Car-T finanziato con 10 milioni di euro dal Parlamento –, interpellato sulla situazione in Italia, ha detto che «il Ministero della Salute, l’AIFA e alcune regioni sono fortemente impegnate nella creazione di percorsi organizzativi per i pazienti che possono beneficiare di queste terapie. Tuttavia, ci troviamo davanti ad una situazione complessa perché, mentre ci si organizza, la ricerca offre una serie di novità – come l’aumento delle terapie praticabili e dei protocolli clinici– che pongono nuovi problemi e richiedono nuovi sforzi. A breve sarà approvato il quarto prodotto, ma ci aspettiamo che aumenteranno sia i prodotti, sia le tipologie di pazienti che se ne potranno giovare». La situazione quindi si farà più complessa e dinamica, anche perché «dobbiamo tenere conto del fatto che stiamo trattando pazienti in linee avanzate ma già esistono sperimentazioni che indicano una maggiore efficacia quando si agisce più precocemente».
Una complessità che non deriva, secondo il Presidente, solo dalla positiva evoluzione del ventaglio terapeutico e/o da alcuni squilibri territoriali, ma anche dal percorso al quale il paziente è sottoposto quand’accede alla terapia: «Affinché sia eleggibile – ha spiegato – deve poter attendere la conclusione dell’iter che prevede prelievo, congelamento, spedizione all’estero, seguita da preparazione del prodotto, congelamento, spedizione al centro e infusione delle cellule. Occorre creare condizioni più facili e un parallelo abbattimento dei costi». Anche, secondo De Maria, realizzando nuovi modelli di preparazione: «Il contributo sin qui garantito dalle aziende è stato ed è fondamentale ma ritengo altrettanto utile capire se si possano identificare modelli misti in cui, faccio un esempio, il centro continui a utilizzare reagenti forniti dalle aziende eseguendo però il processo di produzione in house». Una soluzione che per il Presidente di ACC «migliorerebbe tempistiche e procedure, garantirebbe maggiore controllo e, non da ultimo, ridurrebbe la spesa».
De Maria ha informato che attualmente in Italia «esiste una sola officina GMP (Good Manufacturing Practice) accademica approvata per la produzione di terapie CAR T ed è al Bambino Gesù di Roma, con nove camere di produzione. Al Policlinico Gemelli è stato avviato il processo autorizzativo per altre cinque. Inoltre, altri centri si stanno organizzando. Proprio ieri si è svolta una riunione al Ministero della Sanità per l’allestimento di officine GMP in diverse regioni italiane. Creare una massa critica – ha spiegato ancora – avrebbe solo vantaggi dal punto di vista della produzione, dell’efficienza e dello scambio di sapere per offrire risposte migliori ai pazienti». Secondo De Maria parte dei risultati può essere ottenuta anche con una differente cultura sul punto nelle singole regioni: «E’ auspicabile – dice – che in ciascuna regione ci siano più siti produttivi per le terapie geniche che verranno sviluppate nei prossimi anni, che non sono solo Car-T, e che necessiteranno ugualmente di officine GMP».
Quanto al futuro, De Maria ha concluso riferendo delle attività in corso con AIFA «con la quale lavoriamo per raccogliere e analizzare i dati real world con l’obiettivo di creare un repository nazionale dove si possano inserire anche i dati delle sperimentazioni cliniche. Il progetto Car-T di Alleanza Contro il Cancro diretto dal professor Franco Locatelli – ha detto ancora De Maria – è il primo esempio di sforzo nazionale in questo settore. Il progetto ha già prodotto una nuova terapia basata su cellule CAR T non congelate che si sono dimostrate particolarmente attive su tutti i sette pazienti che sono stati trattati finora. Speriamo di poter sviluppare su nuove terapie CAR T per i tumori solidi. Non abbiamo ancora certezze, ma i dati preliminari sono molto incoraggianti».
Rete Cardiologica IRCCS cerca due Healthcare Analyst
Rete Cardiologica IRCCS rende noto che è attivo un avviso per la selezione di due figure di Healthcare Analyst avente quale scadenza le ore 12 del 16/12/2021.
Per consultare l’avviso clicca qui
L’anatomopatologo, chi era costui? Lo spiega un cartoon
Siapec, società scientifica con la quale ACC collabora attivamente, ha realizzato un progetto che mira alla comprensione, da parte dell’opinione pubblica, dell’importanza della figura dell’anatomopatologo nel trovare, come nel caso di specie, la strategia di cura migliore per una donna che scopre di avere il tumore al seno. È stato in questo senso realizzato un video cartoon informativo che abbiamo il piacere di proporre.