«Dare coerenza e sistema all’impegno europeo dell’oncologia italiana»

«Il nostro obiettivo è far convergere i diversi impegni europei in una visione comune, capace di rafforzare il ruolo dell’Italia e di incidere in modo strutturale sulle politiche oncologiche europee»: così Paolo De Paoli, direttore generale di Alleanza Contro il Cancro, definisce la traiettoria assunta dalla rete oncologica nazionale del Ministero della Salute nel contesto europeo.

Negli ultimi anni, l’impegno di ACC ha progressivamente acquisito una configurazione più strutturata, traducendosi nell’assunzione di responsabilità rilevanti all’interno di progetti strategici promossi dalla Commissione europea. In questo quadro, la rete opera come punto di raccordo tra le istituzioni europee e il sistema italiano dell’oncologia, in particolare gli IRCCS, ma anche altri attori coinvolti a livello regionale.

Tra le iniziative di maggiore rilievo si colloca il progetto EUNetCCC, dedicato allo sviluppo e al consolidamento dei Comprehensive Cancer Centres, considerati un elemento centrale per l’organizzazione dell’assistenza e della ricerca oncologica in Europa. A questo si affianca la partecipazione ad altre Joint Action, tra cui quella sulla medicina personalizzata e quella orientata alla costruzione di network di expertise, quest’ultima coordinata dall’Istituto Tumori di Milano.

Ambiti e strumenti sono differenti, ma convergono verso una stessa direzione: contribuire alla costruzione di un sistema oncologico europeo più integrato, capace di valorizzare competenze, dati e modelli organizzativi e di ridurre le disuguaglianze tra Paesi e territori. Come sottolinea De Paoli, la sfida attuale non è limitata alla partecipazione ai singoli progetti, ma riguarda la capacità di ricondurli a una sintesi comune, in grado di rafforzarne l’impatto complessivo.

In questa prospettiva, ACC consolida il proprio ruolo di interlocutore qualificato a livello europeo, contribuendo a rendere strutturale il contributo dell’oncologia italiana alle politiche comunitarie sul cancro.

EUnetCCC, coordinamento e visione: a Roma l’allineamento dei partner italiani con ACC

a cura di Ufficio Stampa ACC – Integrazione delle attività progettuali, rafforzamento del coordinamento nazionale e ruolo attivo dei centri italiani nella costruzione della rete europea: questi i temi al centro dell’incontro di allineamento che si è svolto oggi a Roma tra gli enti italiani coinvolti in EUNetCCC il progetto europeo dedicato allo sviluppo di una rete continentale dei Comprehensive Cancer Centers.

Nel delineare il quadro di riferimento della giornata, Paolo De Paoli, direttore generale di Alleanza Contro il Cancro, ha richiamato il valore strategico della fase attuale del progetto: «L’Italia si conferma protagonista nel percorso di realizzazione del network europeo dei Comprehensive Cancer Centers». Un ruolo destinato a consolidarsi ulteriormente, con l’ingresso di nuove realtà che porterà il numero degli enti italiani coinvolti a 20 entro il 2026, collocando il nostro Paese tra quelli maggiormente rappresentati.

«La priorità – ha osservato De Paoli – è superare una gestione frammentata per favorire una reale integrazione tra i Work Packages, rendendo i centri italiani pro-attivi nella definizione dei contenuti del network, anche in relazione alla call per la membership pubblicata lo scorso novembre».

L’incontro di Roma ha avuto un’impostazione marcatamente operativa, pensata per rafforzare il raccordo tra i partner nazionali all’interno di un progetto che coinvolge 163 enti in 31 Paesi e che, nel periodo 2024–2028, mira a integrare assistenza, ricerca e innovazione come strumenti per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure oncologiche in Europa.

In questo contesto si colloca il ruolo di responsabilità affidato ad ACC, chiamata a coordinare il Work Package 7, dedicato alla definizione della governance e delle regole di adesione alla rete europea, e a svolgere una funzione di guida nel Work Package 5 sul processo di certificazione dei centri oncologici. A questi incarichi si affianca un contributo trasversale su comunicazione e disseminazione dei risultati, sostenibilità del progetto, sviluppo delle competenze e supporto operativo alle attività della rete.

Nel suo intervento introduttivo, la project manager Claudia D’Agostini ha chiarito le finalità dell’incontro: favorire un confronto diretto tra gli enti italiani e creare le condizioni per una collaborazione più stretta e strutturata. Un passaggio necessario, ha sottolineato, per superare approcci settoriali e valorizzare la condivisione delle esperienze maturate nei diversi ambiti del progetto.

Il confronto ha restituito l’immagine di un sistema impegnato a fare sintesi, allineando priorità e metodi di lavoro in una prospettiva comune. Un passaggio di messa a punto che rafforza il posizionamento dell’Italia nel contesto europeo e conferma il ruolo di ACC come cerniera tra dimensione nazionale e costruzione della rete europea dei Comprehensive Cancer Centers.

ACC, un anno di ricerca oncologica tra governance nazionale e cooperazione europea

In una fase segnata dall’evoluzione delle politiche sanitarie sovranazionali, dalla crescente centralità dei dati clinici e dalla necessità di ridurre disuguaglianze persistenti negli esiti di cura, il 2025 è stato un anno di ulteriore maturazione e consolidamento per Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute chiamata a ribadire il proprio ruolo di infrastruttura italiana e a rafforzare il dialogo tra sistema scientifico, decisori pubblici e livello comunitario.

ACC ha operato per trasformare – ulteriormente – la pluralità delle competenze degli IRCCS associati (27) in capacità sistemica, superando la frammentazione attraverso modelli condivisi di utilizzo dei dati, cooperazione inter-rete e integrazione stabile tra ricerca, pratica clinica e indirizzi di policy. Anche in questa prospettiva si è inserito, a inizio anno, la sottoscrizione del protocollo d’intesa biennale con Farmindustria nell’ambito del progetto Health Big Data, coordinato dalla Rete.

Agli Stati Generali della Ricerca del Ministero della Salute, cui ACC ha partecipato in uno spazio di riflessione istituzionale sul futuro della ricerca sanitaria pubblica, il Presidente prof. Ruggero De Maria, ha sottolineato come «la ricerca oncologica non può più essere concepita come una somma di eccellenze isolate» aggiungendo che «occorrono architetture condivise, regole chiare sull’uso dei dati e una regia in grado di trasformare l’investimento scientifico in equità, qualità delle cure e sostenibilità del sistema».

A settembre l’Annual Meeting 2025 organizzato a Verona in collaborazione con l’IRCCS Don Calabria di Negrar, principale momento di sintesi e confronto della Rete. L’incontro ha riunito Istituti, istituzioni e comunità scientifica – è stato segnato il record di abstract sottomessi, 287 – per analizzare l’evoluzione dei programmi nazionali di ricerca oncologica, approfondendo il ruolo dei Real World Data nei processi decisionali, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella ricerca clinica, la sostenibilità dei modelli di rete e la capacità di tradurre le evidenze scientifiche in indirizzi organizzativi e regolatori. Dai lavori è emersa con chiarezza l’esigenza di rafforzare standard comuni, interoperabilità e valutazione sistematica degli esiti come elementi strutturali delle politiche oncologiche.

Per ACC, nel 2025, anche un passaggio rilevante sul piano del riconoscimento internazionale: la Rete è stata infatti individuata come hub nazionale italiano di riferimento nel quadro delle iniziative dell’Unione Europea sulla ricerca oncologica, con il compito di favorire il coordinamento tra il sistema degli IRCCS e i programmi comunitari, contribuendo all’allineamento strategico tra priorità nazionali e indirizzi condivisi a livello sovranazionale. In questa cornice si colloca il contributo allo sviluppo di IDEA4RC, progetto dedicato ai tumori rari dell’adulto, entrato nella fase operativa dopo l’entrata in vigore dell’European Health Data Space. Coordinata dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e sostenuta da 28 partner in 12 Paesi, l’iniziativa ha portato alla realizzazione di un ecosistema digitale federato che consente l’analisi dei dati clinici senza trasferimento fisico, garantendo sicurezza, interoperabilità e piena conformità normativa.

Nello stesso perimetro di cooperazione sovranazionale, ACC ha portato all’attenzione della comunità scientifica il tema delle disuguaglianze oncologiche, presentando a ESMO i risultati dello studio sviluppato nell’ambito di EUNetCCC – European Network of Comprehensive Cancer Centers, finanziato dalla Commissione Europea. L’analisi ha documentato divari persistenti di mortalità e sopravvivenza tra Paesi e aree geografiche, evidenziando come organizzazione dei servizi, accesso agli screening e tempestività delle cure restino determinanti almeno quanto l’innovazione terapeutica.

L’Europa premia il modello italiano: ACC è National Cancer Mission Hub

L’Assemblea Generale del progetto europeo ECHoS (Establishing of Cancer Mission Hubs: Networks and Synergies) ha conferito formalmente ad Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute presieduta dal prof. Ruggero De Maria, lo status di National Cancer Mission Hub (NCMH) per l’Italia, riconoscimento che si affianca al sostegno espresso dal Ministero della Salute, che ne ha supportato la candidatura.

Con questo passaggio, l’Italia entra nel gruppo dei Paesi europei che hanno già attivato o consolidato il proprio Hub nazionale nell’ambito della “Mission on Cancer” dell’UE. Fanno parte della rete degli NCMH anche Svezia, Spagna, Israele, Finlandia e Croazia, recentemente riconosciuti, insieme ai partner già attivi in Polonia, Grecia, Malta, Paesi Bassi e Bulgaria. L’estensione della rete testimonia la crescente convergenza europea verso un modello coordinato di ricerca, prevenzione e cura oncologica.

ACC, la più grande rete di ricerca oncologica del Paese, fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, assume quindi un ruolo strategico nell’attuazione italiana della Missione Cancro. Il mandato attribuito da ECHoS la designa come interlocutore nazionale per il coordinamento di istituzioni, IRCCS, università, società scientifiche e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di rendere operativi in Italia gli indirizzi europei in materia di oncologia traslazionale, prevenzione, digital health e integrazione dei dati.

«Il riconoscimento – osserva De Maria che ha ringraziato il Ministero della Salute per aver appoggiato la candidatura di ACC – rafforza la posizione di Alleanza Contro il Cancro nella definizione delle strategie e delle politiche a supporto della Mission on Cancer; sono numerosi i progetti attivi della Rete, finalizzati a tradurre l’innovazione scientifica in pratica clinica e a promuovere percorsi diagnostico-terapeutici più omogenei, integrati e condivisi. In questo quadro, il ruolo di ACC come Hub nazionale facilita la convergenza fra ricerca, clinica e governance, sostiene la condivisione delle conoscenze, favorisce la cooperazione internazionale e contribuisce allo sviluppo di infrastrutture e metodologie comuni. Il riconoscimento da parte di ECHoS – ha detto ancora De Maria – segna un passo significativo verso un ecosistema oncologico italiano pienamente allineato alla visione europea, capace di generare risultati concreti per i pazienti e consolidare la posizione dell’Italia nella lotta globale contro i tumori».

 

ECHoS Town Hall Meeting 2025: il contesto europeo e il ruolo dell’Italia con ACC nella costruzione dei Cancer Mission Hubs

All’ECHoS Town Hall Meeting 2025 si è svolta una sessione dedicata alle esperienze nazionali nella creazione dei National Cancer Mission Hubs (NCMH), un pilastro operativo della Missione Cancro dell’Unione Europea. Rappresentanti di Malta, Svezia, Grecia, Polonia e Italia hanno delineato lo stato di avanzamento dei rispettivi ecosistemi oncologici, evidenziando come, nonostante differenze strutturali e normative, emerga una linea comune: la necessità di un coordinamento solido, centrato sui pazienti e capace di trasformare gli obiettivi europei in azioni concrete a livello nazionale e regionale.

In questo scenario multilaterale, l’Italia si distingue per la maturità del proprio sistema, grazie all’azione di Alleanza Contro il Cancro.

Il contributo dell’Italia: ACC come modello di ecosistema avanzato

Nel suo intervento, Lidia Villanova (ACC) ha illustrato la struttura e la strategia della rete, che oggi riunisce 33 istituti membri, tra cui 27 IRCCS e 11 Comprehensive Cancer Centre designati OECI, configurando uno dei sistemi oncologici più organizzati e coesi in Europa.

La presentazione ha messo in evidenza risultati di rilievo:
– il riconoscimento ministeriale alla candidatura di ACC quale NCMH nazionale;
– un modello di finanziamento plurimo, fondato su quote associative, bandi competitivi, contributi dei partner e un sostegno strutturale del Ministero della Salute;
– il ruolo strategico di ACC nel processo che ha portato alla rimborsabilità dei farmaci riposizionati;
– la creazione di una piattaforma digitale nazionale a supporto dei Regional Molecular Tumor Boards, progettata per garantire sicurezza dei dati e piena interoperabilità tra i diversi sistemi regionali.

Da queste basi, ACC emerge come un fattore di armonizzazione in un Paese caratterizzato da 21 sistemi sanitari regionali con livelli differenti di digitalizzazione e organizzazione dei percorsi oncologici. La rete si propone come un motore di cambiamento, in grado di favorire integrazione, standardizzazione e maggiore equità nell’accesso alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche.

Una prospettiva europea basata su competenza e coordinamento

Il contributo italiano al dibattito europeo conferma che la costruzione dei Cancer Mission Hubs non è un esercizio formale, ma un processo strutturale che richiede governance solida, capacità di coordinamento e un sistema di attori già orientati alla collaborazione. In questo quadro, ACC rappresenta un elemento di stabilità e un punto di riferimento riconosciuto, capace di trasformare le linee guida della Missione Cancro dell’UE in strumenti operativi per migliorare in modo tangibile la qualità dell’assistenza oncologica nel Paese.


At the ECHoS Town Hall Meeting 2025, a session was dedicated to national experiences in establishing National Cancer Mission Hubs (NCMHs), a key operational pillar of the EU Mission on Cancer. Representatives from Malta, Sweden, Greece, Poland and Italy outlined the progress of their respective oncology ecosystems, highlighting a shared direction despite structural and regulatory differences: the need for strong, patient-centred coordination capable of translating European objectives into concrete actions at both national and regional level.

Within this multilateral context, Italy stands out for the maturity of its system, thanks to the work of Alleanza Contro il Cancro.

Italy’s contribution: ACC as a model of an advanced ecosystem

In her intervention, Lidia Villanova (ACC) outlined the structure and strategy of the network, which today brings together 33 member institutes, including 27 IRCCS and 11 OECI-designated Comprehensive Cancer Centres, forming one of the most organised and cohesive oncology systems in Europe.

Her presentation highlighted several key achievements:
– ministerial recognition of ACC’s candidacy as the national NCMH;
– a diversified funding model based on membership fees, competitive grants, partner contributions and structural support from the Ministry of Health;
– ACC’s strategic role in the process that led to the reimbursement of repurposed drugs;
– the creation of a national digital platform supporting the Regional Molecular Tumor Boards, designed to ensure data security and full interoperability among different regional systems.

On these foundations, ACC emerges as a harmonising force in a country characterised by 21 regional healthcare systems with varying levels of digitalisation and organisation of oncology pathways. The network positions itself as an engine of change, fostering integration, standardisation and greater equity in access to diagnostic and therapeutic innovations.

A European perspective grounded in expertise and coordination

Italy’s contribution to the European debate confirms that building Cancer Mission Hubs is not a formal exercise but a structural process requiring solid governance, coordination capacity and a system of actors already oriented towards collaboration. In this context, ACC represents a stabilising element and a recognised point of reference, able to translate the guidelines of the EU Mission on Cancer into operational tools that tangibly improve the quality of oncology care across the country.

«Le disuguaglianze non devono dividere l’Europa, ma unirla»: la visione di EUnetCCC per una rete oncologica equa e integrata

AllEUnetCCC Annual Meeting 2025, che ha riunito nella capitale francese oltre 160 partner di 31 Paesi, l’Europa ha fatto il punto sulla costruzione della rete dei Comprehensive Cancer Centres (CCC), cuore della Joint Action EUnetCCC sostenuta dal programma EU4Health e inserita nel Piano Europeo di Lotta contro il Cancro (EBCP). L’obiettivo è offrire entro il 2030 a nove pazienti oncologici su dieci accesso a cure di alta qualità indipendentemente dal Paese di residenza.

Per Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza Contro il Cancro – la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute e tra i principali partner di EUnetCCC – la sfida è costruire un’infrastruttura che riduca i divari e rafforzi la collaborazione tra i sistemi sanitari del continente. «Le differenze tra Paesi e regioni non devono essere un ostacolo ma la base su cui costruire una collaborazione europea solida, competitiva e fondata sull’equità. L’Europa deve investire su una rete permanente di centri oncologici capaci di condividere conoscenze, risorse e risultati per il bene comune». Durante l’incontro è stato presentato il Libro Bianco di EUnetCCC, Unleashing the Potential of the Future European Network of Comprehensive Cancer Centres, che propone una roadmap verso un’infrastruttura europea stabile entro il 2028 con un quadro di governance duraturo, fondi strutturali dedicati e piena integrazione tra ricerca, formazione e assistenza.

Nel panel dedicato alla governance Paolo De Paoli, Direttore Generale di ACC e Claudia D’Agostini, Project Manager, hanno illustrato i prossimi passi per la definizione delle regole di adesione alla rete europea. Un modello inclusivo – hanno spiegato – che permetterà a ogni Stato membro di partecipare attivamente coinvolgendo sia centri già certificati sia strutture in via di accreditamento. «EUnetCCC rappresenta una straordinaria opportunità per mettere a sistema ciò che in Italia abbiamo costruito in vent’anni di lavoro di rete – ha sottolineato De Paoli –. Un progetto europeo di questa portata può nascere solo se fondato su collaborazione, trasparenza e fiducia reciproca».

Nel corso delle sessioni plenarie Diego Serraino, epidemiologo e senior consultant di ACC, ha presentato un’analisi delle disuguaglianze oncologiche in Europa elaborata a partire dai registri ECIR ed ECIS, mostrando come i divari socioeconomici incidano ancora in modo profondo sui risultati di salute. Nel 2022 nell’Unione Europea si sono registrati 1,29 milioni di decessi per tumore, quasi un quarto di tutte le morti dell’anno. I tassi di mortalità variano da 331 ogni 100.000 abitanti in Polonia a 209 a Malta, con differenze di 1,6 volte. In Italia il tasso è di 256 decessi ogni 100.000 abitanti, inferiore del 3,1% rispetto alla media europea, pari a circa 6.800 morti in meno. «I numeri contano – ha osservato Serraino – perché raccontano le disuguaglianze e solo comprendendole possiamo ridurle. L’obiettivo del 90% di accesso equo alle cure resta lontano ma non irraggiungibile».

A chiudere il contributo italiano è stato Giandomenico Russo, Senior Expert di ACC, che ha ricordato come la rete nazionale, nata nel 2003 su iniziativa del Ministero della Salute, rappresenti un modello di cooperazione pubblica capace di generare innovazione, sostenibilità e crescita condivisa. «L’esperienza di Alleanza Contro il Cancro dimostra che la collaborazione tra istituti pubblici può essere motore di sviluppo comune. È questa la visione che intendiamo portare anche a livello europeo».

📘 Il Libro Bianco EUnetCCC è disponibile su www.eunetccc.eu

 

L’Europa costruisce il network dei centri oncologici del futuro, Italia protagonista con Alleanza Contro il Cancro

Sarà lanciato ufficialmente il 6 e 7 novembre, a Parigi, il Network Europeo dei Centri Comprensivi per la Cura del Cancro (EUnetCCC), la più grande iniziativa sanitaria mai sostenuta dall’UE il cui obiettivo è creare, entro il 2028, una rete di 100 centri oncologici certificati capace di assicurare che il 90% dei pazienti europei abbia accesso a cure di alta qualità integrate con ricerca e formazione.
Con un budget complessivo di 112 milioni di euro, EUnetCCC riunisce oltre 160 partner di 31 Paesi e rappresenta la quinta iniziativa del Piano Europeo di Lotta contro il Cancro. L’Azione congiunta, coordinata dall’Istituto Nazionale Francese del Cancro (INCa) e gestita da HaDEA nell’ambito del programma EU4Health, mira a costruire una vera infrastruttura paneuropea per l’oncologia, favorendo collaborazione, scambio di buone pratiche e standard condivisi.
Tra i protagonisti dell’iniziativa paneuropea, c’è Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute presieduta dal prof. Ruggero De Maria, ingaggiata nella formazione e nella governance del network EUnetCCC. In tale ruolo, ACC coordinerà attività mirate allo sviluppo delle competenze e alla definizione di modelli di governance sostenibili per i Centri Comprensivi europei, in stretta collaborazione con le principali istituzioni sanitarie del continente.
La partecipazione di ACC riflette la sua funzione strategica nel panorama della ricerca e dell’oncologia europee; la Rete, che riunisce 27 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) italiani, INFN, Fondazione Cnao, Fondazione PoliMi, ISS e Aimac – sotto l’egida del Ministero della Salute – è da anni un attore chiave in numerosi programmi UE. Grazie a questi impegni, ACC contribuisce a posizionare l’Italia al centro della costruzione dello Spazio Europeo dei Dati Sanitari e delle nuove politiche di qualità ed equità delle cure.
L’evento di Parigi, che riunirà oltre mille partecipanti tra clinici, ricercatori, decisori politici e rappresentanti dei pazienti, segnerà l’avvio operativo di EUnetCCC. Il programma prevede sessioni plenarie e tavoli di lavoro su certificazione, formazione, governance, partecipazione dei pazienti e digital health, con la presentazione del Libro Bianco della rete e la definizione delle priorità comuni per i prossimi anni.
Con EUnetCCC l’Europa compie un passo decisivo verso un sistema oncologico realmente integrato, fondato su eccellenza, equità e cooperazione; ACC, in virtù della propria esperienza e del suo ruolo istituzionale, rappresenta un ponte tra la dimensione nazionale e quella europea, contribuendo alla creazione di un modello condiviso di cura e ricerca che renda concreto l’obiettivo dell’UE: garantire a ogni cittadino europeo, entro il 2030, l’accesso a cure oncologiche di alta qualità, ovunque viva.

Alleanza Contro il Cancro adotta il Piano per l’uguaglianza di genere

ACC ha adottato formalmente il proprio Piano per l’Uguaglianza di Genere (Gender Equality Plan – GEP), in linea con gli standard europei previsti da Horizon Europe e dalle direttive dell’Unione Europea su pari opportunità e conciliazione vita-lavoro.

Pur non essendo tenuta per legge, in quanto associazione non profit, a adottare un GEP, Alleanza Contro il Cancro riconosce l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione come principi fondamentali di giustizia e come motori di eccellenza scientifica. Un ambiente aperto e rispettoso delle differenze favorisce infatti creatività, collaborazione e produttività, elementi centrali per una ricerca oncologica innovativa e di qualità.

Il Piano definisce impegni concreti, obiettivi misurabili e meccanismi di monitoraggio volti a integrare strutturalmente la parità di genere in ogni ambito dell’organizzazione: dalla governance al reclutamento, dallo sviluppo di carriera alla cultura aziendale.

A presidiare l’attuazione del Piano sarà istituito un Comitato per l’Uguaglianza di Genere, incaricato di raccogliere dati, pubblicare un Rapporto annuale e riferire direttamente al Presidente e al Direttore Generale.

Cancro in Europa, la malattia delle disuguaglianze

Nascere a Bucarest o a Helsinki può cambiare il destino di una paziente, ad esempio, con tumore della cervice: in Romania, infatti, la mortalità è 8,5 volte superiore a quella della Finlandia mentre in Ungheria, tra gli uomini, il rischio di morire per neoplasia polmonare è 3,5 volte più elevato di quello svedese. E la sopravvivenza a 5 anni passa dal 59,7% dell’Europa Settentrionale al 45,0% di quella Orientale.

Questi squilibri – che raccontano di un Vecchio Continente a più velocità, dove la geografia pesa quasi quanto la biologia – sono contenuti nello studio che sarà presentato a ESMO 2025 da Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute che ha fotografato con precisione questo scenario di contraddizioni: grandi progressi scientifici ma esiti troppo diversi a seconda del Paese e del territorio. «Il cancro è stato, ed è ancora, una malattia delle disuguaglianze», ha osservato Diego Serrainoconsulente esterno ACC per il progetto finanziato dalla Commissione Europea EUNetCCC – European Network of Comprehensive Cancer Centers, già Direttore della Epidemiologia Oncologica e del Registro Tumori del FVG all’Irccs Cro di Aviano, associato alla Rete – e primo autore del lavoro. «Non tutti, lo rivelano i numeri, hanno beneficiato allo stesso modo di prevenzione, diagnosi precoci e terapie efficaci».

L’analisi, condotta sui 27 paesi UE cui sono state aggiunti Islanda e Norvegia utilizzando i registri europei ECIR ed ECIS ha rilevato, nel 2022, circa 1 milione 300 mila decessi per tumore, pari a circa un quarto di tutte le morti. Il divario medio tra il Paese più o meno colpito è pari a 1,6 volte ma per alcune sedi tumorali gli estremi si allargano molto. «La Polonia – osserva ancora Serraino – presenta il tasso standardizzato di mortalità più elevato (331 per 100.000), con un eccesso stimato di 24.000 morti rispetto alla media UE; Malta il più basso (209 per 100.000) con 271 decessi in meno dell’atteso. Sulla sopravvivenza – sottolinea il ricercatore – la frattura è netta: media UE al 54,2%, con un gradiente di 1,3 tra aree migliori e peggiori».

Il documento che ACC presenterà domani a ESMO – la rete è responsabile di uno dei nove WP – evidenzia come «dietro i numeri ci siano fattori socioeconomici, copertura e qualità degli screening, percorsi diagnostico-terapeutici non omogenei e tempi di accesso ai trattamenti innovativi; dove gli screening sono organizzati e i percorsi funzionano, le neoplasie si intercettano prima e si curano meglio. Non è solo una questione di farmaci: contano organizzazione, prossimità e continuità delle cure». Le necessità, continuano a dirlo i numeri, emergono con chiarezza: «Rafforzare gli screening organizzati, ridurre i tempi di diagnosi, allargare l’accesso a terapie e trial, misurare sistematicamente gli esiti e finanziare in base ai risultati».

Alleanza Contro il Cancro riveste un ruolo di leadership nel progetto europeo EUNetCCC (2024-2028), che mira a portare fino al 90% dei pazienti a cure di alta qualità vicino a casa, armonizzando standard e reti. La Rete coordina infatti la definizione degli aspetti strategici necessari per creare questa rete integrata di Comprehensive Cancer Centers a livello europeo, è responsabile di un work package e contribuisce alla governance e alla sostenibilità economica dell’iniziativa. Il progetto punta a mettere insieme risorse per la ricerca traslazionale, clinica e la formazione di ricercatori e clinici, sviluppando l’oncologia in paesi con risorse limitate e promuovendo la collaborazione e la condivisione delle migliori pratiche tra i centri europei. «La scienza corre, ma senza sistemi capaci di distribuirne i benefici, restano troppi esclusi», aggiunge Serraino. «Serve una governance degli esiti, con indicatori comparabili e responsabilità chiare».

Per Alleanza Contro il Cancro la conclusione è strettamente operativa: usare questa “baseline” per concentrare interventi dove i gap sono maggiori, a partire da cervice, polmone e dai Paesi con performance più critiche. L’obiettivo è rendere irrilevante il codice postale nella prognosi oncologica: stessa prevenzione, stessa qualità di diagnosi e terapia, stessi diritti di sopravvivenza. «Le disuguaglianze non sono un dato naturale – chiude Serraino – ma variabili di sistema. E i sistemi si cambiano».

 

De Maria agli Stati Generali della Ricerca Medico-Scientifica: «Mappare il rischio genetico per anticipare il cancro»

Roma, 15 ottobre 2025 – Agire prima che la malattia si manifesti, trasformando la conoscenza genetica e tecnologica in strumento concreto di prevenzione e diagnosi precoce: è il filo conduttore dell’intervento del Presidente di Alleanza Contro il Cancro, professor Ruggero De Maria, agli Stati Generali della Ricerca Medico-Scientifica in corso al Senato, nella tavola rotonda dedicata a Oncologia e prevenzione: strategie integrate per una sanità più efficace.

De Maria ha sottolineato come Alleanza Contro il Cancro, la Rete Nazionale Oncologica del Ministero della Salute, operi per trasferire la ricerca e la tecnologia nella pratica clinica, con l’obiettivo di rendere la prevenzione un processo sistematico e accessibile. «Oggi – ha spiegato – circa l’80-90% delle persone con predisposizione ereditaria al cancro non ne è consapevole. È un vuoto che dobbiamo colmare: nei centri ACC vengono profilati ogni anno oltre 18.000 pazienti, e da queste analisi emerge che almeno il 12-14% presenta una base genetica di rischio. Se procedessimo in modo sistematico, potremmo mappare in pochi anni il rischio monogenico della popolazione».

L’introduzione di strumenti di sequenziamento ad alta densità e test genomici a basso costo, unita all’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati, secondo De Maria porterà «una rivoluzione epocale» nella salute pubblica. «Abbiamo il dovere di essere pronti: altri Paesi si muovono più rapidamente, ma l’Italia deve dotarsi di regole e politiche che favoriscano l’innovazione senza rinunciare alle garanzie etiche e sociali».

Nel suo intervento conclusivo, De Maria ha richiamato anche l’urgenza di rivedere i modelli di sperimentazione clinica e le regole di approvazione dei nuovi farmaci: «L’oncologia di oggi è troppo diversificata per continuare a basarsi solo su grandi trial di fase III. Servono approcci regolatori più pragmatici, fondati sulla raccolta e l’analisi dei dati reali dei pazienti e dei Molecular Tumor Board».

Il Presidente di ACC ha infine ribadito la necessità di rimuovere l’IVA sulla ricerca biomedica, «un’anomalia tutta italiana che penalizza un settore strategico», ricordando che ACC, insieme ad AIRC, Telethon e Fondazione Veronesi, ha già promosso mozioni parlamentari per consentire almeno il recupero dell’imposta da parte delle istituzioni di ricerca.

L’incontro, moderato dal direttore de Le Scienze Marco Cattaneo, ha compreso gli interventi di Robert Nisticò, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Alberto Bardelli, Direttore Scientifico IFOM e docente dell’Università di Torino, Alfredo Budillon, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Pascale” di Napoli, Paolo Veronesi, Presidente della Fondazione Veronesi e Roberto Orecchia, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.