10 settembre 2026

Ricerca, il nuovo assetto delle Reti rafforza anche la sfida dell’innovazione in oncologia

Il Presidente di ACC e, a destra, Alfredo Budillon – Direttore Scientifico dell’IRCCS Fondazione Pascale.

Ha preso il via oggi a Napoli l’11° Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro – la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute – organizzato in collaborazione con l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale. Il keynote dell’oncologia italiana, che riunisce la comunità scientifica nazionale e internazionale attorno al consueto tema New Technologies and Strategies to Fight Cancer, proseguirà fino al 12 settembre all’Università Parthenope

L’evoluzione dell’oncologia e il ruolo che una rete nazionale di ricerca può svolgere nel trasferire più rapidamente l’innovazione nella pratica clinica sono due dei temi richiamati dal Presidente di ACC, professor Ruggero De Maria: «Intelligenza artificiale, grandi quantità di dati clinici e molecolari e nuove tecnologie, ha osservato, stanno modificando profondamente la ricerca sul cancro e aprono prospettive particolarmente rilevanti soprattutto nelle neoplasie per le quali le possibilità terapeutiche restano ancora limitate».

De Maria ha inserito questa trasformazione anche nel nuovo quadro istituzionale della ricerca sanitaria italiana, richiamando la riforma degli IRCCS e delle reti e il conseguente rafforzamento del ruolo di queste ultime. Per ACC si tratta di una fase che amplia responsabilità e possibilità di azione: Alleanza Contro il Cancro è oggi National Cancer Mission Hub per l’Italia e partecipa alla G7 Cancer Initiative, rafforzando la propria funzione di raccordo fra ricerca italiana, politiche europee e cooperazione internazionale. Un passaggio centrale ha riguardato i dati: la possibilità di raccogliere e integrare informazioni cliniche, genomiche e multiomiche su larga scala, insieme allo sviluppo di strumenti informatici sempre più avanzati, è destinata a incidere sulla capacità di caratterizzare i tumori e orientare le decisioni terapeutiche. In questa prospettiva si collocano anche gli strumenti sviluppati dalla Rete a supporto dei Molecular Tumor Board, progressivamente integrati con moduli di intelligenza artificiale per facilitare l’analisi delle informazioni e sostenere il lavoro multidisciplinare. De Maria ha inoltre richiamato il valore della raccolta sistematica dei dati dei pazienti sottoposti a pannelli genomici estesi, che può creare una base conoscitiva utile per studi osservazionali e analisi di real-world evidence. Nella stessa direzione si colloca il rafforzamento dei Molecular Tumor Board e lo sviluppo di modelli attraverso i quali le indicazioni molecolari possano tradursi, quando scientificamente e clinicamente appropriate, in nuove opportunità terapeutiche. L’obiettivo, ha sottolineato, resta quello di costruire un sistema capace di mettere in relazione competenze, ricerca e cura e di trasferirne i benefici ai pazienti.

Sul rapporto tra progresso scientifico e accesso alle cure si è soffermata Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute. Genomica e multiomica, biopsia liquida, nuovi biomarcatori, immunoterapia e intelligenza artificiale hanno ampliato la capacità di conoscere la malattia, prevederne l’evoluzione e individuare trattamenti sempre più personalizzati. Ma il progresso tecnologico, ha evidenziato, acquista valore quando riesce a produrre un cambiamento concreto per il paziente. Il fattore tempo rappresenta, in questo senso, una variabile decisiva: il tempo necessario per arrivare alla diagnosi, quello richiesto per la profilazione molecolare e l’attesa per accedere alla terapia più appropriata o a uno studio clinico sono parte integrante del percorso di cura. Dati, diagnostica avanzata, modelli predittivi e intelligenza artificiale possono contribuire a ridurre questi intervalli e a rendere le decisioni cliniche sempre più informate e personalizzate. La sfida è accelerare il trasferimento dell’innovazione dal laboratorio alla clinica e dalle reti di ricerca agli ospedali, fino a raggiungere i pazienti che possono beneficiarne. Campitiello ha richiamato anche il tema dell’equità: l’innovazione non deve generare nuove disuguaglianze e il luogo in cui una persona vive non può condizionare la possibilità di accedere ai progressi della ricerca. Diagnosi più tempestive, trattamenti più appropriati, maggiore accesso agli studi clinici e migliore qualità della vita rappresentano quindi obiettivi strettamente connessi alla capacità di far arrivare concretamente ai pazienti i risultati della ricerca.

A delineare le dimensioni scientifiche dell’edizione 2026 è stato il direttore scientifico dell’IRCCS Fondazione Pascale Alfredo Budillon: oltre 400 partecipanti, cinque sessioni plenarie, affiancate da sessioni parallele, più di 250 abstract ricevuti, oltre 50 contributi selezionati per presentazioni orali, più di 70 componenti della faculty e oltre 180 poster. Alcune delle sessioni sono state costruite insieme alle società scientifiche, in un programma che mette a confronto ricerca di base e traslazionale, innovazione tecnologica e pratica clinica. Il programma scientifico – ha detto – affronta infatti alcuni dei nodi sui quali si sta concentrando oggi la ricerca oncologica: dall’intelligenza artificiale e dalla scienza dei dati alla genomica e alla multiomica, dalla biopsia liquida ai nuovi biomarcatori, dal microambiente tumorale ai meccanismi di evoluzione, resistenza e metastatizzazione, fino all’immunologia dei tumori e ai nuovi modelli di assistenza centrati sul paziente.

Condividi