Massafra: «PNRR e ricerca: trasformare l’opportunità in una rivoluzione ordinaria»

«Dobbiamo trasformare quella che è stata una straordinaria opportunità grazie ai fondi europei in una rivoluzione ordinaria per la ricerca italiana, investendo stabilmente in infrastrutture, capitale umano e trasferimento tecnologico. Il PNRR ha rappresentato un impulso significativo, ma rischia di restare un intervento temporaneo più che un vero piano strategico di sviluppo. Ha certamente avviato un processo di miglioramento, ma per consolidare i risultati è fondamentale garantire continuità nei finanziamenti e attuare politiche di sistema, coordinate a livello regionale e centrale, in grado di favorire un riequilibrio strutturale duraturo».

Così Raffaella Massafra – Direttore Scientifico dell’IRCCS Giovanni Paolo II di Bari e componente il Direttivo di Alleanza Contro il Cancro – secondo la quale «il futuro del nostro territorio, dell’Italia e dell’Europa tutta passa dai risultati nel campo della scienza e della tecnologia». Intervenuta alla tavola rotonda organizzata dallo IEO – evento patrocinato anche da ACC – Massafra ha messo in luce il divario storico tra i centri di ricerca del Nord e quelli del Sud Italia. Un gap infrastrutturale, economico e di accesso alle reti che, secondo Massafra, sta finalmente iniziando a ridursi grazie agli investimenti mirati del PNRR. «Il 40% delle risorse è stato destinato al Mezzogiorno – ha evidenziato – e ciò ha consentito a numerosi IRCCS del Sud di rafforzare la propria partecipazione a progetti nazionali e internazionali, soprattutto nella ricerca traslazionale e nella digitalizzazione». Un esempio concreto è proprio l’IRCCS di Bari che ha ricevuto 12 milioni di euro che hanno consentito l’ammodernamento dell’80% del parco tecnologico e ha attratto circa 9 milioni di finanziamenti competitivi, a partire dal 2023, per la ricerca favorendo nuove assunzioni e collaborazioni scientifiche.

Massafra ha richiamato l’attenzione sulla necessità di «un piano straordinario di reclutamento» e sulla valorizzazione dei giovani ricercatori, spesso assunti con contratti precarie «a causa della carenza di figure qualificate, in particolare nelle discipline STEM serve il coraggio di investire sul merito e sulla formazione di nuove competenze, perché troppi bandi vanno deserti; assistiamo a una preoccupante emorragia di talenti verso l’estero. È importante, ora più che mai, valorizzare le potenzialità e il percorso professionale per poter fare retention dei talenti».

Altro tema critico, secondo la Direttrice Scientifica, il mancato riconoscimento per i ricercatori autori di brevetti: «Va promossa una cultura della valorizzazione della conoscenza, perché le scoperte non rimangano chiuse nei cassetti. La proprietà intellettuale generata negli IRCCS deve essere considerata un bene comune, sostenuta da incentivi concreti». A chiusura dell’intervento, il riferimento al fabbisogno stimato dall’Accademia dei Lincei: per sostenere nel tempo i progressi ottenuti grazie al PNRR, saranno necessari 6,4 miliardi di euro nel quadriennio 2024–2027. «Una sfida fondamentale – ha concluso – per lo sviluppo e la competitività dell’Italia».

Un modello di sostenibilità e innovazione nella rete oncologica nazionale

«Pur con risorse limitate, dimostriamo ogni giorno che si può fare ricerca di qualità e garantire cure oncologiche avanzate»: lo ha detto Massimo De Fino, Direttore Generale dell’IRCCS CROB di Rionero in Volture intervenendo alla round table organizzata recentemente dallo IEO e patrocinata anche da Alleanza Contro il Cancro, di cui l’Istituto è tra gli associati.

«Con appena 800 mila euro sui 120 milioni complessivi destinati agli IRCCS – ha detto – riusciamo a coprire metà del nostro personale di ricerca, 36 professionisti che producono quasi 300 punti di impact factor all’anno, con una media di 8,8 a testa». Il DG ha evidenziato anche gli sviluppi sul piano scientifico: tre brevetti depositati in due anni, nuove linee di ricerca su vescicole e biopsia liquida, forte spinta alla traslazionalità. «Sono giovani motivati, con competenze che spaziano dalla biotecnologia alla farmacia, presenti nei laboratori ben oltre l’orario previsto».

Sul fronte clinico, De Fino ha ricordato l’ampliamento in corso dei posti letto, che passeranno da 87 a 104 nell’immediato, fino a 120 a regime. Il CROB registra il 36% di migrazione sanitaria attiva, risultando quinto tra gli IRCCS pubblici e undicesimo su 53 istituti per attrattività. «Siamo su una collina, ma portiamo pazienti da tutta Italia – ha detto – e i numeri confermano la qualità delle cure: il network Sant’Anna ci ha indicati primi, nel 2024, per efficienza della spesa DRG per posto letto tra 47 strutture delle otto regioni del centro-sud».

Rispetto agli obiettivi ministeriali, però, resta il nodo della proporzionalità: «Con 36 ricercatori è difficile raggiungere i 900 punti di impact richiesti. Chi scrive le regole dovrebbe tener conto delle differenze tra grandi e piccoli istituti», ha osservato.

«IRCCS, oltre la riforma: misurare l’impatto della ricerca clinica sui pazienti»

«Integrare ricerca, assistenza, educazione e divulgazione è la missione cruciale degli IRCCS, ma il percorso non è scontato»: questa la sintesi dell’intervento di Alfredo Budillon, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale – associato ad Alleanza Contro il Cancro – e componente il Direttivo della stessa ACC, a una tavola rotonda organizzata dallo IEO.

Il contesto, ha spiegato, «è quello di una riforma degli IRCCS ancora in fase di transizione dopo tre anni, con sfide legate alla disomogeneità territoriale e alla diversità dei modelli istituzionali: la Lombardia conta 19 IRCCS mentre nel Mezzogiorno la realtà è diversa, con un solo istituto circondato da ospedali generalisti». Un divario che rende complesso valorizzare appieno il ruolo di queste strutture, dove la ricerca clinica offre ai pazienti accesso a terapie innovative e diagnostica avanzata.

Budillon ha sottolineato l’importanza di misurare l’impatto della ricerca sull’assistenza, ma ha anche evidenziato criticità: «La legge di riforma è stata approvata senza risorse aggiuntive e il PNRR, pur avendo portato opportunità, solleva dubbi sulla sostenibilità post-2026, soprattutto per gli istituti del Sud».

Infine, lo sguardo si è rivolto all’Europa: «Partecipare a network e infrastrutture di ricerca europee è un’occasione per fare benchmarking e accedere a progetti internazionali, ma servirebbe maggiore attenzione da parte del Paese». Una riflessione che Budillon ha chiuso con un invito a cogliere queste possibilità per rafforzare il sistema degli IRCCS.

 

Reti oncologiche e diagnosi precoce: la roadmap italiana contro il cancro

«Solo lavorando in rete possiamo vincere la sfida della competitività internazionale»: questa la posizione di Nicola Normanno, Direttore Scientifico dell’IRCCS IRST Dino Amadori di Meldola – Istituto associato ad Alleanza Contro il Cancro e componente il Direttivo della stessa ACC – espressa alla recente MIDSUMMERSCHOOL 2025 organizzata dallo IEO.

Il dirigente ha evidenziato l’urgenza di un approccio collaborativo per affrontare le sfide dell’oncologia moderna. «La Germania – ha detto citando l’esempio tedesco, dove i pazienti oncologici vengono sottoposti a test di sequenziamento genomico, creando un patrimonio di conoscenze fondamentale – sta accumulando dati su larga scala, noi dobbiamo fare altrettanto con le risorse disponibili. In Italia 17 mila casi del 2023 sono già stati analizzati con tecniche NGS. Federare i database clinico-scientifici, grazie al progetto approvato da ACC,– ha spiegato – ci permetterà di migliorare l’appropriatezza delle cure e generare risparmi per il sistema sanitario».

Un altro tema centrale toccato da Normanno riguarda la ricerca no profit, oggi ostacolata da normative complesse. «Le regole attuali equiparano la ricerca no profit a quella profit, ma senza miliardi di investimenti è impossibile competere». Normanno ha in questo senso sottolineato la necessità di una coalizione per trovare soluzioni, ricordando che «solo la ricerca no profit, libera da interessi commerciali, tutela davvero i pazienti e il Paese».

Sulle reti oncologiche regionali, il DS dell’Istituto romagnolo ha espresso preoccupazione: «Gli IRCCS devono avere un ruolo centrale per diffondere tecnologie e protocolli, altrimenti il sapere resterà confinato a pochi; senza un coinvolgimento strutturato il potenziale di miglioramento dell’assistenza rimarrà inespresso».

Normanno ha infine accolto con favore l’iniziativa del Ministero della Salute sulla prevenzione: «Per ridurre la mortalità del 30% entro il 2030 serve puntare su diagnosi precoce e intercettazione del cancro, tecniche come la biopsia liquida potrebbero rivoluzionare la lotta ai tumori, intervenendo prima che la malattia avanzi; è un obiettivo comune e un dovere morale».

 

Sapino: «Dai dati all’azione, l’impegno di ACC per una programmazione sanitaria efficace»

«Il valore della rete sta nella capacità di confronto tra istituti che condividono criticità, obiettivi e visione. Ma il confronto deve tradursi in documenti concreti da discutere e portare avanti insieme»: così Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’IRCCS Candiolo, associato ad Alleanza Contro il Cancro – di cui la dirigente è membro del Direttivo – durante la MIDSUMMERSCHOOL 2025 organizzata dallo IEO, con il patrocinio della stessa ACC.

Unica rappresentante di un IRCCS in Piemonte, Sapino ha sottolineato come la presenza isolata nella regione renda più debole l’interlocuzione con il sistema sanitario locale. Da qui l’importanza di un coordinamento attivo e continuo tra istituti: «Collaborare permette di generare massa critica e rafforzare le proposte verso gli organi centrali».

Nel suo intervento la dirigente ha posto l’accento sul ruolo strategico della ricerca accademica non profit, troppo spesso sottovalutata: «Senza decenni di studi indipendenti non avremmo avuto innovazioni come il vaccino a RNA. È dalla ricerca indipendente che nasce la capacità di incidere realmente sulla pratica clinica».

Sapino ha evidenziato anche l’urgenza di supportare meglio la ricerca traslazionale: «Occorre accrescere le sinergie tra ricerca di base e ricerca clinica. E’ stato un processo lungo, che ha richiesto anche un cambiamento culturale interno per essere consolidato. Ma oggi è evidente quanto serva personale formato, medici, tecnologi, bioinformatici capaci di sostenere una collaborazione e di gestire grandi volumi di dati e attività».

Particolare attenzione è stata riservata al tema dell’intelligenza artificiale e alle nuove normative che impongono centralizzazioni tecniche: «Ben vengano strumenti condivisi, ma senza dimenticare le competenze locali necessarie per produrre risultati realmente utili per la clinica».

Un passaggio centrale ha riguardato l’esperienza dei Molecular Tumor Board e il ruolo di ACC nella costruzione di un processo unificato: «Stiamo raccogliendo dati fondamentali per una programmazione sanitaria efficace, che punti all’appropriatezza delle cure e alla presa in carico responsabile dei pazienti».

Apolone: «Technology assessment per gli IRCCS: valutare efficacia e sostenibilità»

«Occorre che la riforma sugli IRCCS non rimanga sulla carta: accelerare i cambiamenti, ascoltare i bisogni del sistema e adottare criteri oggettivi è l’unica strada per restituire piena coerenza e forza alla Rete»: così Giovanni Apolone, Presidente OECI, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano – associato ad ACC – nel corso della MIDSUMMERSCHOOL 2025 organizzata da IEO e patrocinata da Alleanza Contro il Cancro.

Apolone, componente il Direttivo di ACC, ha evidenziato la necessità di superare le attuali criticità del sistema, a partire dalla reale implementazione della riforma: «Bisogna distinguere ciò che va mantenuto da ciò che va corretto. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo. Serve una ricognizione concreta dei bisogni e delle priorità, non l’adesione meccanica a logiche geopolitiche».

Il modello IRCCS, secondo Apolone, è un unicum italiano da ripensare come rete flessibile, adattabile e finalizzata a soddisfare i bisogni di salute su tre livelli – individuale, regionale e nazionale. La proliferazione delle strutture – oggi oltre 50, destinate a salire rapidamente – non può avvenire senza un criterio funzionale: «Diamo priorità alla funzione, non alla distribuzione geografica. Non si tratta di competere col privato, ma di misurarsi con l’Europa e adempiere al nostro mandato.»

Uno degli ostacoli principali resta il quadro normativo: «Lavoriamo secondo regole amministrative inadatte a un contesto scientifico. Servono norme che permettano agli IRCCS pubblici di svolgere pienamente il proprio ruolo. Non siamo un ufficio postale…»

Apolone ha poi richiamato il nesso inscindibile tra ricerca e qualità dell’assistenza: «Dove si fa ricerca si curano meglio i pazienti. Ma è vero anche l’inverso: là dove c’è alta qualità, nasce buona ricerca. Non basta che si faccia ricerca ovunque, serve che sia organizzata e governata».

Il DS dell’Istituto Tumori di Milano ha infine proposto una riflessione sul valore del sistema stesso: «Gli IRCCS sono una tecnologia sanitaria complessa e, come ogni tecnologia, vanno sottoposti a un’attenta valutazione di impatto – un vero technology assessment – per stabilirne efficacia, sostenibilità e coerenza con gli obiettivi del Servizio Sanitario Nazionale.»

Un passaggio chiave ha riguardato il principio di equità: «Il 25% delle cure oggi è pagato direttamente dai cittadini. La capacità di spesa di Milano non può essere paragonata a quella di Crotone. Se il sistema non garantisce l’uniformità, allora si spostano i pazienti invece della qualità. E questo non è accettabile».

«La ricerca no profit vale solo il 20% del totale: serve un cambio di rotta»

In occasione della MIDSUMMERSCHOOL 2025, organizzata dallo IEO e patrocinata anche da Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute, la professoressa Lucia Del Mastro, Vicepresidente di ACC e Vicedirettore scientifico del Policlinico IRCCS San Martino di Genova, associato alla Rete, ha sottolineato l’urgenza di potenziare la ricerca accademica no profit, oggi ferma a un «20%», percentuale insufficiente rispetto alle esigenze cliniche.

«Gli ostacoli non sono solo economici, ma anche burocratici e legati alla carenza di risorse umane – ha evidenziato riferendosi alle difficoltà nella gestione dei consensi e della privacy, nonché alla mancanza di oncologi specializzati -; basterebbe reinvestire le borse di studio inutilizzate in altre discipline per colmare questo gap».

Del Mastro ha criticato l’approccio delle sperimentazioni profit, «centrate sul farmaco e non sul percorso del paziente», a differenza di quelle accademiche che valutano l’intero iter clinico. «Le aziende farmaceutiche producono risultati fondamentali, ma non rispondono ai bisogni globali dell’assistenza». La vicepresidente di ACC ha infine ribadito la necessità di «strategie condivise tra gli IRCCS per sfruttare il potenziale italiano e migliorare la pratica clinica in tempi brevi». Un appello a ripensare i criteri di valutazione e a investire nella ricerca no profit, «unica in grado di garantire qualità e impatto reale».

Dati clinici e ricerca: la sfida condivisa di Alleanza Contro il Cancro

«La condivisione del dato è un elemento cruciale anche in ambiti, come quello oncologico, dove permangono ostacoli tecnologici e culturali»: così il professor Pier Giuseppe Pelicci vicepresidente di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute presieduta dal professor Ruggero De Maria, alla MIDSUMMERSCHOOL 2025 promossa dallo IEO, Istituto associato ad ACC, patrocinatore dell’iniziativa. Pelicci ha posto la sua attenzione sul progetto Health Big Data, di cui è coordinatore, che rappresenta uno dei principali progetti a livello Italia su cui ACC la Rete lavora da alcuni anni per promuovere la condivisione e la valorizzazione dei dati sanitari.

«Aggregare informazioni cliniche, passando da piccole casistiche a numeri che raggiungono le centinaia di migliaia di casi, consente una potenza statistica altrimenti irraggiungibile» – ha spiegato – e permette di ottenere risultati prima impensabili, come l’identificazione di biomarcatori e la costruzione di algoritmi predittivi utili per la personalizzazione delle cure». Secondo Pelicci, inoltre, «c’è un altro aspetto meno evidente e altrettanto rilevante: anche i dati raccolti da un singolo istituto, una volta condivisi, tornano arricchiti di significato perché acquistano etichette e contesto all’interno di una casistica più ampia, diventando così strumenti scientificamente più rilevanti».

Il progetto Health Big Data, attivato grazie a un finanziamento di circa 55 milioni del MEF tramite il Ministero della Salute, si basa su un’infrastruttura tecnologica d’avanguardia ospitata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, ugualmente associato ad ACC. Il sistema prevede un cloud federato, dove i dati restano fisicamente negli IRCCS che li hanno generati, ma possono essere aggregati e utilizzati su base progettuale. «Il vero nodo non è solo normativo, ma riguarda la governance condivisa – ha puntualizzato Pelicci – perché occorre decidere insieme come si usano i dati, quali progetti si autorizzano e come si restituiscono le informazioni agli istituti partecipanti. Cinque anni fa era impensabile parlare di questi modelli – ha osservato – oggi sono stati recepiti anche a livello europeo, con la nascita della Federazione delle Federazioni, alla quale il nostro progetto ha contribuito in modo significativo».

Attualmente sono in corso quattro progetti pilota, finalizzati a testare la capacità del sistema di generare dati interoperabili e di trattare anche quelli non strutturati. Il coordinamento, si diceva, è affidato ad Alleanza Contro il Cancro che in questo modo garantisce una piena titolarità dei dati condivisi. «Con questo approccio non solo si rafforza la rete degli IRCCS, ma si offre anche a ogni istituto l’opportunità di crescere in termini di competenze tecnologiche – ha concluso Pelicci –  e di contribuire a un valore collettivo più ampio e duraturo».

 

Annual Meeting ACC: gli abstracts sottomessi sfiorano quota 300

Si è chiusa lo scorso 16 giugno, a seguito di una proroga rispetto alla scadenza iniziale del 31 maggio, la call for abstract per partecipare alla decima edizione dell’Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro (ACC), in programma a Verona dal 18 al 20 settembre prossimi.

Il risultato è particolarmente significativo: sono infatti 286 gli elaborati sottomessi, un primato nella storia degli AM della Rete Oncologica Nazionale, un numero che riflette l’ampia partecipazione della comunità scientifica e la crescente rilevanza dell’appuntamento, oggi punto di riferimento per l’oncologia italiana.

L’edizione 2025, organizzata in collaborazione con l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, associato alla Rete, si terrà in Camera di Commercio di Verona.

Il programma si articolerà su tre giornate e includerà sessioni tematiche su immunologia, genomica, biomarcatori, biopsia liquida, intelligenza artificiale, oltre a un focus su specifiche neoplasie come tumori del seno, ovaio, polmone, pancreas, cerebrali, gastrointestinali e rari.

È ancora possibile iscriversi all’evento, con le seguenti modalità:

  • Gratuitamente per gli affiliati ai Soci della Rete ACC, i soci NIBIT, SIC e i ricercatori dell’Università di Verona;
  • Con una quota ridotta di 100 euro per i post graduate;
  • Con una quota standard di 300 euro per tutti gli altri partecipanti.

La scadenza per le iscrizioni è fissata al 15 luglio 2025.

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Annual Meeting 2025, prorogata al 16/6 la deadline per la sottomissione degli abstract

A seguito delle numerose richieste di proroga pervenute alla segreteria scientifica del convegno, Alleanza Contro il Cancro informa che la deadline per la sottomissione degli abstract alla decima edizione del proprio Annual Meeting, originariamente indicata al 31 maggio, è ora fissata al 16 giugno prossimo.

Alleanza Contro il Cancro ricorda inoltre che l’iscrizione all’evento è gratuita per tutti gli affiliati ai Soci della Rete ACC, per i soci NIBIT e SIC, nonché per i ricercatori dell’Università di Verona. È prevista una quota ridotta di 100 euro per i post graduate e una quota standard di 300 euro per gli altri partecipanti.

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