19 settembre 2025
Survivorship, pilastro dell’oncologia moderna: esperienze e prospettive
La Survivorship rappresenta oggi un pilastro dell’oncologia moderna: non più soltanto follow-up clinico, ma un approccio globale che comprende sorveglianza delle recidive, gestione degli effetti tardivi delle cure, supporto psicologico, attenzione alle comorbilità croniche e promozione di corretti stili di vita.
È un ambito in cui Alleanza Contro il Cancro lavora da anni in stretta collaborazione con FAVO, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, attraverso un gruppo dedicato, con l’obiettivo di sviluppare modelli di presa in carico personalizzati nei Comprehensive Cancer Center.
Se n’è discusso al decimo Annual Meeting della Rete, in corso a Verona dal 18 al 20 settembre, co-organizzato con l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, nel corso di una sessione interamente dedicata al tema. «Un paziente oncologico viene definito survivor al termine delle terapie attive, ma da quel momento emergono bisogni complessi che richiedono risposte integrate e personalizzate» spiega Alexia Francesca Bertuzzi, oncologa dell’IRCCS Humanitas Research Center, associato ad ACC.
«È necessario un programma strutturato che tenga insieme la sorveglianza clinica, la gestione degli effetti collaterali fisici e psicologici, il sostegno psicosociale e la promozione di corretti stili di vita. Solo così è possibile accompagnare il paziente in un percorso di vita con e oltre il cancro».
A livello internazionale, il termine survivorship riflette una visione olistica del paziente, che include non solo la prevenzione delle recidive ma anche la riduzione dei rischi connessi a stili di vita inadeguati. Alimentazione equilibrata, attività fisica, astensione da fumo e alcol, programmi di riabilitazione fisica e psico-sociale sono parte integrante di questa prospettiva.
Fondamentale, sottolineano i lavori della Rete, è il concetto di patient empowerment: il paziente deve essere coinvolto in prima persona lungo tutto il percorso di cura, dalla diagnosi al follow-up, fino alla prevenzione terziaria. Un approccio che valorizza anche il ruolo del caregiver e punta a migliorare in modo significativo l’esperienza complessiva di cura.