23 giugno 2026
«Per pancreas e altre forme a prognosi sfavorevole occorrono più ricerca condivisa, diagnosi precoce e test genetici accessibili»
Intervistato da Radio InBlu2000, il presidente di Alleanza Contro il Cancro, professor Ruggero De Maria, ha richiamato l’attenzione sulle principali sfide dell’oncologia contemporanea: migliorare la diagnosi precoce, accelerare l’applicazione clinica delle innovazioni genomiche e rafforzare la ricerca sui tumori a prognosi sfavorevole. Temi affrontati a margine del dibattito internazionale sviluppatosi attorno alla G7 Cancer Initiative, considerata un’opportunità ulteriore per rafforzare la collaborazione scientifica tra Paesi.
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, alcune neoplasie continuano a presentare prospettive cliniche particolarmente complesse. Tra queste vi sono i tumori del pancreas e dello stomaco, per i quali i miglioramenti terapeutici, pur significativi, non hanno ancora modificato radicalmente la prognosi dei pazienti.
«Recentemente sono stati presentati risultati molto importanti sul tumore del pancreas», osserva De Maria. «È stato un successo rilevante, ma alla fine parliamo ancora di pochi mesi di vita guadagnati, spesso ottenuti con trattamenti impegnativi. Per questo serve uno sforzo ulteriore. L’attenzione verso i tumori a prognosi sfavorevole nasce proprio dalla necessità di coordinare la ricerca, sviluppare studi clinici condivisi e migliorare la capacità di effettuare diagnosi precise e tempestive, aspetti fondamentali soprattutto nel pancreas e nello stomaco».
Secondo il presidente di ACC, una parte importante della risposta può arrivare dalla genomica e dall’utilizzo avanzato dei dati clinici. L’evoluzione tecnologica sta infatti rendendo disponibili strumenti sempre più efficaci e sostenibili per individuare precocemente condizioni di rischio e predisposizioni ereditarie.
«Oggi disponiamo di test genetici che possono costare 30 o 40 euro e che consentono di identificare fattori di rischio che fino a pochi anni fa sarebbero stati molto più difficili da individuare. Le tecnologie stanno avanzando rapidamente e l’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie. Il punto non è soltanto sviluppare questi strumenti, ma renderli realmente disponibili ai cittadini e integrarli nei percorsi di prevenzione e cura».
In questa prospettiva assume particolare importanza la capacità di condividere competenze, dati e infrastrutture di ricerca. Per affrontare tumori complessi servono infatti casistiche ampie e popolazioni numericamente rilevanti, che nessun singolo centro è in grado di costruire autonomamente.
Una parte della risposta arriva anche dall’Europa attraverso il percorso di sviluppo dei Comprehensive Cancer Centers (CCC), reti integrate che collegano assistenza, ricerca e innovazione con l’obiettivo di garantire standard di cura più omogenei e ridurre le differenze ancora esistenti tra territori e Paesi. In questo ambito ACC svolge un ruolo di primo piano nel progetto EUnetCCC, che coinvolge 163 enti di 31 Paesi europei e punta a costruire una rete continentale dei centri oncologici comprensivi.
La riduzione delle disuguaglianze resta infatti una delle sfide più rilevanti per l’oncologia europea. Le opportunità offerte dalla genomica, dall’intelligenza artificiale e dalla medicina di precisione rischiano di produrre benefici limitati se non vengono accompagnate da modelli organizzativi capaci di garantirne un accesso diffuso e uniforme.
«Molti progressi in oncologia dipendono dalla capacità di rafforzare la cooperazione internazionale, condividere standard, rendere interoperabili i dati e collegare più strettamente ricerca, innovazione e assistenza», ha concluso De Maria.
