30 novembre 2024

Il “collo di bottiglia” nella ricerca sul cancro

Nella ricerca sul cancro esiste un “collo di bottiglia” che si traduce nella difficoltà e nella lentezza nel trasferire le conoscenze dai sistemi modello ai pazienti. Ne ha parlato il vicepresidente di ACC, professor Pier Giuseppe Pelicci, già coordinatore scientifico della rete e Direttore della ricerca allo IEO, istituto associato al nostro network, alla nona edizione dell’Annual Meeting ACC a Reggio Emilia.

Secondo Pelicci, attualmente, i sistemi modello vengono utilizzati per studiare i meccanismi del tumore con un alto livello di dettaglio, complessità e costo, utilizzando approcci “omici”. Per i pazienti, invece, sono necessari test clinici a bassa granularità, bassa complessità e basso costo per convalidare rapidamente e utilizzare le informazioni ottenute dai sistemi modello. Questa discrepanza crea per l’appunto un ostacolo significativo nella traduzione della ricerca in trattamenti efficaci.

Per superare il “collo di bottiglia” Pelicci ha rappresentato le modalità su come trasferire informazioni dal sequenziamento dell’RNA a singola cellula (scRNA-seq) dai sistemi modello, al sequenziamento dell’RNA bulk dei pazienti. Esse si basano sulla identificazione di uno stato cellulare rilevante, sulla caratterizzazione dello stato cellulare a livello trascrizionale, sulla creazione di un modello predittivo e, infine, sull’applicazione del modello a dati di pazienti – applicato a un set di dati di RNA-seq bulk da 140 pazienti con LMA. Il vicepresidente di ACC ha spiegato che i risultati hanno dimostrato che il modello è in grado di identificare lo stato di quiescenza nei pazienti e che questo stato è correlato alla prognosi.

Questo approccio, è stato detto ancora, dimostra che è possibile trasferire informazioni dai sistemi modello ai pazienti, aprendo nuove possibilità per accelerare la traduzione della ricerca sul cancro in terapie efficaci. Per Pelicci il modello deve essere ulteriormente ottimizzato e testato su altri set di dati per confrontarlo con i metodi prognostici standard per la LMA. Tuttavia, questo esempio illustra un approccio promettente per superare il “collo di bottiglia” nella ricerca sul cancro, facilitando il trasferimento delle conoscenze dai modelli preclinici alla pratica clinica.

 

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